non dormire

Musica: Le Jour d’Avant
Colore: Arancione

vorrei non dormire più
osservare dalla finestra un infinito alternarsi di notti e di giorni
spegnere una sigaretta dopo l’altra
vorrei rimanere immobile
seduto sul pavimenti, le spalle appoggiate al muro
con un bicchiere di vino che non si svuoti mai tra le mani
vorrei morire lentamente all’alba di un giorno qualunque
con la luce che filtra facendosi sempre più forte
prima che possa ferirmi gli occhi
vorrei che fossi il mio ultimo pensiero
un pensiero che muoia a metà, senza essersi compiuto
com’è giusto che sia

Swordfishtrombone

Musica: Swordfishtrombone
Colore: Rosso

La vita, il più delle volte, ti colpisce come un pugno senza che tu faccia nulla per evitarlo. Come un cervo che si blocca davanti ai fari delle auto, vedi distintamente, spesso da lontano, quel pugno che sta per colpirti in pieno. Ma non ti muovi, resti a fissarlo; inchiodato e un po’ stupito. Ti risvegli solo dopo esserne stato investito, spesso parecchio tempo dopo. È capitato a tutti, e tutti sappiamo cosa di cosa parlo.

Non rimani lì per un motivo particolare, non per il desiderio di affrontare del dolore. Io, per esempio, non ho mai amato il dolore, di nessun genere. Non l’ho mai considerato un evento catartico utile a crescere e aumentare le proprie esperienze. Né ho mai pensato che averlo vissuto mi renda più intelligente, forte, debole, stupido. Sono sempre lo stesso tizio che ha preso un pugno in faccia in più.
Niente da raccontare, di cui vantarsi o, dio ce ne scampi lamentarsi. Perché lamentarcene non ci rende più interessanti, più vissuti; solo più rompicoglioni con quei noiosi “non puoi capire, non ci sei passato”. Chi avrà la sventura di ascoltare le nostre lamentazioni, infatti, si sentirà obbligato a darci una pacca sulla spalla, mettere su la migliore faccia comprensiva e empatica del loro repertorio e poi bestemmieranno un “mai più” appena saranno liberi di allontanarsi.

Questo a meno che non si incontri un altro professionista della lamentazione. Beh, in quel caso, avete già capito la situazione: due persone che si vomitano addosso i propri dolori, le proprie sciagure, in un crescendo in cui ognuno cerca di primeggiare sull’altro  maledicendo di non avere una rara malattia a decorso fatale con cui poter dare scacco all’altro una volta per tutte. Una gara in cui non vince mai nessuno, perché ciascuno resterà convinto di aver ricevuto più pugni in faccia e più forti.

Molto meglio rialzarsi barcollando, sistemarsi la camicia nei pantaloni cercando di darsi un tono dignitoso, e ordinare un altro whisky al bar, allentando la cravatta dal collo. In fondo non sarà l’ultimo pugno in faccia che riceveremo, lo sappiamo. E tutti quelli che ci han visti cadere, per quanto cerchino di dimostrarsi superiori, ne hanno ricevuti di identici: magari arrivavano dal basso o era un gancio sinistro, ma son crollati a terra e si sono, più o meno dignitosamente, rialzati come hai fatto tu.
E non ci sono morali da trarre. Certo si può decidere di fare scelte diverse per il futuro, evitando di incassare più volte lo stesso identico pugno, ma senza sperarci troppo. Abbiamo la guardia bassa e certi colpi continueremo a prenderli allo stesso modo. O la alzeremo, ma scopriremo altri punti del nostro corpo a colpi più o meno forti che faranno sempre e comunque male.

Si tratta solo di rialzarsi ogni volta. Bere quell’ultimo whisky e andare a casa. Guardare allo specchio l’occhio pesto che abbiamo portato a casa, sorridere con un po’ di autocommiserazione a quel tizio che ormai non riconosci più da anni, sputare quel po’ di sangue che è rimasto in bocca, e andare a dormire.
E, il mattino dopo, davanti a un caffè, interrogarsi su quale sarà il prossimo colpo. Perché evitarli no, non si può. Non ne siamo neppure capaci.

In balia di vento e elementi

Musica: Amongster
Colore: Arancione

In balia di vento e elementi.
Sempre aggrappati a qualcosa.
Qualcosa che a volte c’è, a volte esiste solo nella nostra mente.
E immaginare che esista è già abbastanza.
Stringere le mani, lentamente, sperando come in sogno, che vi troveremo da stringere quello che vorremmo.
O non stringerle mai, per non correre il rischio.

Facciamo finta

Musica: The unforgettable fire
Colore: Verde acido

Chiudi gli occhi.
Facciamo finta, per un momento, che io non sia io e tu non sia tu.
Che la tua vita non sia quella che hai e io viva quella di qualcun altro.
Io di quella te, quella che non sei tu, sarei innamorato.
E anche tu lo saresti di quel me che non sono io.
Sarebbe una grande storia d’amore, di passione travolgente e tenerezze quotidiane.
Ci terremmo per mano passeggiando e ti volteresti ogni tanto per sorridere a quello che non sono io. E io sorriderei in risposta a quella che non sei tu.
Non ci preoccuperemmo dei problemi che abbiamo io e te, né ci faremmo rincorrere da un passato che non è più il nostro.
Riempiremmo gli spazi rimasti vuoti di cose nuove, di quei te e me che non siamo noi.

E ora riapri gli occhi e smettiamo di fingere.
Io sono io, e tu sei tu.
È il momento in cui ci sorridiamo tristemente e ci salutiamo.
Ancora. Di nuovo. Come ogni volta.
Ognuno prosegue sulla sua strada sapendo che, prima o poi, ci rincontreremo.
E ci sederemo, chiuderemo gli occhi per un attimo e fingeremo ancora.
Fingeremo che io non sia io e tu non sia tu.
Per poterci amare di nuovo.
Per un istante ancora.

Quando

Musica: Rome wasn’t build in a day
Colore: Grigio Perla

Quando la strada non è diritta, e raramente lo è. Quando non hai quel che vuoi, e non hai mai saputo cosa vuoi. Quando il cielo è grigio, anche se fuori il sole splende. Quando pensare è complicato, e facile non lo è mai stato. Quando avresti bisogno di una carezza, e non ne accetteresti da nessuno. Quando tutta una notte non basta, perché le notti son sempre troppo brevi. Quando sguardi, parole e sorrisi non bastano più, anche se di sguardi, sorrisi e parole sei vissuto. Quando l’alba ti consegna un giorno nuovo, e ne faresti volentieri a meno. Quando rivolti la tua vita per trovarle il dritto, e non sai se ne ha uno. Quando dovresti prendere decisioni, e invece ti accendi una sigaretta. Quando vorresti spegnere tutto e chiudere gli occhi, ma poi non sapresti cosa succederà nel frattempo. Quando una morale non c’è, e le cose puoi solo prenderle così, come vengono.

Scorre

Musica: Moby Dick
Colore: Carta da zucchero

Succede che il telefono resti muto troppo a lungo.
Quel poco di troppo.

Che la via per raggiungersi sia uno stretto vicolo a senso unico e non ci siano panchine sulle quali sedersi a baciarsi per ore.

Illudermi

Musica: Summertime
Colore: Rosso

La padella che sfrigola sul fuoco. La bottiglia di vino stappata.
Un calice di rosso che ruota tra le dita.
E la musica, si. La musica. Ella Fitzgerald canta, la voce ancora giovane tagliata dal rumore del solco del vinile.
La sigaretta si consuma nel posacenere.

Dovresti essere seduta lì, sulla sedia a sinistra.
Un calice tra le mani, gli occhi chiusi ad ascoltare. A ciondolare la testa seguendo le note e la sua voce.
Annusare profumi e sorridere.

Dovresti essere seduta lì.
A illudermi d’essere bella perché sono io a renderti così bella. Con i miei occhi, i miei sguardi.
Dovresti essere lì. E ce l’ho un po’ con te per non esserci. A sorridere, con gli occhi chiusi, a ciondolare il capo.
A sorridere, soprattutto.