Appena sfiorate

Musica: In My Life
Colore: Verde

Alcune cose sono belle per quel che sono. In quel preciso momento.
Che durino minuti, ore, giorni o mesi, non importa.

Non sono belle per quello che potrebbero diventare.
Per il luogo da cui arrivano.

Sono belle lì, in quel momento perché sono così. Sospese.
Appena sfiorate.

Swordfishtrombone

Musica: Swordfishtrombone
Colore: Rosso

La vita, il più delle volte, ti colpisce come un pugno senza che tu faccia nulla per evitarlo. Come un cervo che si blocca davanti ai fari delle auto, vedi distintamente, spesso da lontano, quel pugno che sta per colpirti in pieno. Ma non ti muovi, resti a fissarlo; inchiodato e un po’ stupito. Ti risvegli solo dopo esserne stato investito, spesso parecchio tempo dopo. È capitato a tutti, e tutti sappiamo cosa di cosa parlo.

Non rimani lì per un motivo particolare, non per il desiderio di affrontare del dolore. Io, per esempio, non ho mai amato il dolore, di nessun genere. Non l’ho mai considerato un evento catartico utile a crescere e aumentare le proprie esperienze. Né ho mai pensato che averlo vissuto mi renda più intelligente, forte, debole, stupido. Sono sempre lo stesso tizio che ha preso un pugno in faccia in più.
Niente da raccontare, di cui vantarsi o, dio ce ne scampi lamentarsi. Perché lamentarcene non ci rende più interessanti, più vissuti; solo più rompicoglioni con quei noiosi “non puoi capire, non ci sei passato”. Chi avrà la sventura di ascoltare le nostre lamentazioni, infatti, si sentirà obbligato a darci una pacca sulla spalla, mettere su la migliore faccia comprensiva e empatica del loro repertorio e poi bestemmieranno un “mai più” appena saranno liberi di allontanarsi.

Questo a meno che non si incontri un altro professionista della lamentazione. Beh, in quel caso, avete già capito la situazione: due persone che si vomitano addosso i propri dolori, le proprie sciagure, in un crescendo in cui ognuno cerca di primeggiare sull’altro  maledicendo di non avere una rara malattia a decorso fatale con cui poter dare scacco all’altro una volta per tutte. Una gara in cui non vince mai nessuno, perché ciascuno resterà convinto di aver ricevuto più pugni in faccia e più forti.

Molto meglio rialzarsi barcollando, sistemarsi la camicia nei pantaloni cercando di darsi un tono dignitoso, e ordinare un altro whisky al bar, allentando la cravatta dal collo. In fondo non sarà l’ultimo pugno in faccia che riceveremo, lo sappiamo. E tutti quelli che ci han visti cadere, per quanto cerchino di dimostrarsi superiori, ne hanno ricevuti di identici: magari arrivavano dal basso o era un gancio sinistro, ma son crollati a terra e si sono, più o meno dignitosamente, rialzati come hai fatto tu.
E non ci sono morali da trarre. Certo si può decidere di fare scelte diverse per il futuro, evitando di incassare più volte lo stesso identico pugno, ma senza sperarci troppo. Abbiamo la guardia bassa e certi colpi continueremo a prenderli allo stesso modo. O la alzeremo, ma scopriremo altri punti del nostro corpo a colpi più o meno forti che faranno sempre e comunque male.

Si tratta solo di rialzarsi ogni volta. Bere quell’ultimo whisky e andare a casa. Guardare allo specchio l’occhio pesto che abbiamo portato a casa, sorridere con un po’ di autocommiserazione a quel tizio che ormai non riconosci più da anni, sputare quel po’ di sangue che è rimasto in bocca, e andare a dormire.
E, il mattino dopo, davanti a un caffè, interrogarsi su quale sarà il prossimo colpo. Perché evitarli no, non si può. Non ne siamo neppure capaci.

Nomi

Musica: Let Down
Colore:  Arancione

La differenza è che butto sempre via tutto.
Con niente alle spalle mi sento più leggero.
Poco bagaglio, solo uno zaino leggero.

La differenza è che penso a oggi e, ogni tanto, a domani.
Di ieri mi son dimenticato.

La differenza è che non do mai un nome alle cose che cerco.
Hanno nomi loro, ognuno differente.
Li hanno già da prima che le cercassi.

La differenza è che ogni giorno è nuovo, ogni orizzonte diverso.
Non mi sveglio mai sotto lo stesso sole, non guardo mai la stessa luna.

Al presente

Musica: Sparring partner
Colore: Azzurro

Ti amo è un verbo e come ogni verbo, ha un tempo.
Ti amo è presente.
Ti amerò, una bugia, magari in buona fede, che con impegno e fortuna riusciremo a mantenere per un po’ o un poco di piu di un po’, chi lo sa.
Ti ho amato, invece, è nostalgia, e la nostalgia rende tutto fumoso, dimentica e ricorda a sua discrezione.

Amare è un verbo su cui pesa pudicizia e preconcetto. Sospetto e paura.
Stretto tra le tue braccia, cercandoci con la bocca per divorarci, lo pensavo, al presente.
Sulla tua pelle, contro il bianco dei tuoi denti, l’ho trattenuto.
Per educazione, precauzione, è rimasto lì, non detto nonostante l’urgenza bruciasse in pancia, petto, fin sulla lingua.
Non una promessa, non il punto fisso in un mondo in movimento e mutazione.
Solo il presente. In quel presente quel ti amo trattenuto tra i denti era più vero del soffitto, del letto, del domani.
Vero come il tuo corpo, il tuo odore, lenzuola intrecciate e sudore. In quel presente nulla poteva essere più vero.

Ti amo è un verbo, al presente.
Poi il presente diventa passato e quel ti amo è andato perso. Per sempre.
Sostituito da altri ti amo, che non sono stato io a dirti.
Ripetuti più a lungo nel tempo, forse, in tanti presente che si saranno susseguiti.
Presente dopo presente.
Non per questo più veri di quello che non ti ho detto.